Tour of the Alps 2019 – 3 Days- Bikepacking Light

Un nuovo “mini” Tour of the Alps improvvisato all’ultimo momento sempre in forma di Bikepacking Light. Luoghi piu’ conosciuti ed altri meno, da scoprire in modo diverso, sfruttando il tempo a disposizione e cercando modi alternativi di pedalarli.

Giorno 1, 5 giugno 2019:

Lasciata l’auto al parcheggio degli impianti del Salto di Predazzo, si pedala verso il centro della localita’ Fiemmina da cui inizia la prima salita di giornata, verso il Passo Rolle.  Durante la salita non mancano ovviamente vari spunti di riflessione sul paesaggio circostante legati indubbiamente, in primis, alla tragedia che ha colpito i boschi di queste zone nell’autunno del 2018, con centinaia di migliaia di alberi abbattuti dalla furia e dalla forza del vento.

  

Arrivato a Paneveggio, piccola sosta al bar e prima “tegola”: sembra che la Val Venegia, da dove sarei dovuto scendere, sia ancora chiusa per la presenza di almeno mezzo metro di neve sulla forestale che mi raccorderebbe con la strada che sale al Passo Valles. Decido comunque di proseguire ed andare a vedere con i miei occhi… e nel frattempo continuo ad alternare tratti pedalati a soste per “respirare” la natura.

A Passo Rolle, su asfalto, esco dalla strada asfaltata e prendo la forestale che sale a Baita Segantini, da dove poi dovrei iniziare a scendere in Val Venegia. Man, mano che si sale inizia a concretizzarsi l’amara sorpresa: a circa 800 mt dalla Baita la strada forestale e’ sempre più ricoperta di neve e i mezzi stanno ripulendo il passaggio. Salgo ugualmente in mezzo alla neve ed arrivo alla Baita… restando incantato comunque da quella vista, sotto le Pale di San Martino. La Val Venegia, in effetti, e’ OFF LIMITS… troppa neve.

Giro la bicicletta e rientro da dove sono salito, scendendo fino al bivio verso il Passo Valles da cui inizio a risalire… e nel frattempo il cielo fattosi cupo comincia a far scendere grosse gocce di pioggia. Copertomi a dovere vedo comunque poco dopo, a circa 4 km dal Passo, una Malga dal cui tetto esce del fumo: decido di fermarmi e di chiedere ospitalita’.

La Malga (Vallazza) e’ chiusa al pubblico e i proprietari sono all’interno a prepararsi per l’apertura nei giorni successivi: vedendomi bagnato ed infreddolito mi accolgono senza esitare all’interno, offrendomi un posto vicino al camino e mi rifocillano (scusandosi per avere poco da darmi) con pane e salumi… e di piu’ cosa potrei chiedere???? Nella sfortuna del temporale queste sono le cose che mi fanno apprezzare questi tipi di esperienze e che mi riempiono il cuore.

Passato il temporale, si riparte. Con la pancia piena e il morale alto si raggiunge velocemente il Passo Valles (deserto: tutte le strutture sono ancora chiuse… e ringrazio ancora il temporale per avermi fatto fermare a Malga Vallazza). Discesa veloce verso Cencenighe Agordino e poi si prosegue verso Alleghe per raggiungere successivamente Caprile da cui inizia la lunga ed ultima salita di giornata verso il Passo Falzarego.

Gia’ arrivando a Caprile e poi salendo verso il Colle di Santa Lucia la scena degli alberi abbattuti dalla furia del vento lascia sconcertati e sbigottiti: sembrano centinaia di migliaia di fiammiferi buttati a terra mentre invece sono intere foreste di abeti.

Con queste immagini negli occhi e tanta tristezza nel cuore continuo a salire verso il Passo Falzarego; ormai  e’ quasi sera, non ci sono ciclisti ed anche gli automobilisti sono pochi e rari. Arrivato al Passo, giusto il tempo di qualche fotografia ed anche i gestori del rifugio iniziano a chiudere ed a scendere, come me, per la strada che va verso Cortina.

Arrivato a Cortina trovo velocemente una stanza per la notte, cena e a letto.

Km fatti 113, D+ 2980, quasi 7h in sella, tempo totale 10h30’

Percorso originale pedalato


Giorno 2, 6 giugno 2019

Sveglia e colazione sul presto: in albergo mi ritrovo in mezzo ad un sacco di ciclisti che parteciperanno alla Haute Route tra 2 giorni. Ci si saluta, mi guardano un po’ incuriositi… loro superleggeri ed io che viaggio con la bici carica: 21 kg tra bagagli ed accessori ma non li invidio per niente!!

Inizio a salire verso Passo 3 Croci: bella strada, poco traffico, tornanti, vista intorno a me sempre mozzafiato. Arrivato al Passo incontro 2 ciclisti inglesi (partecipanti alla Haute Route) che mi chiedono curiosamente dove vado, da dove arrivo e si congedano con la classica espressione “have a good trip”… e sorrido pensando che io mi sto facendo davvero un “trip” in questi giorni…

 

Discesa da Passo 3 Croci per poi risalire verso il Lago di Misurina ed incrocio la ciclabile che sale da Auronzo: nel punto in cui la incrocio io chiamarla ciclabile in senso stretto mi pare davvero eccessivo. Se per ciclabile si intende un percorso dove le auto NON POSSO ANDARE allora ci sta… ma certamente non dove il passaggio e’ “agevolato” per le biciclette: rampe sterrate (e parecchio smosse) in mezzo al bosco dove in Gravel mi diverto comunque parecchio (un po’ meno per il peso del bagaglio da portarmi dietro…) ma gli scorci e le viste che trovo intorno a me mi ripagano dallo sforzo.

Arrivo cosi’ al Lago di Misurina, anzi SOPRA il Lago di Misurina e lo aggiro fino all’attacco delle 3 Cime di Lavaredo: un pensiero “TREMENDO” mi passa per la testa… ma fortunatamente lo scaccio e lo allontano da me… le 3 Cime le raggiungero’ in un’altra circostanza, non oggi.

  

Inizia cosi’ la lunga discesa che mi portera’ fino a Dobbiaco, a cui arrivero’ uscendo dall’asfalto a Carbonin ed andando a percorrere la bellissima strada bianca/ghiaiata che collega Cortina a Dobbiaco. Si entra così sulla bellissima ciclabile della Val Pusteria con l’obiettivo di salire al Lago di Braies.

La traccia preparata a “tavolino” mi porterebbe al Lago quasi sempre su asfalto ma inizio a vedere cartelli che indicano passaggi per MTB posti su delle forestali… e avendo la bicicletta adatta alle forestali l’asfalto lo abbandono subito ed inizio cosi’ a salire verso il Lago stando sempre su ghiaia e strada bianca: una favola!!

E arrivo al secondo Lago di giornata… il Lago di Braies visto tante volte in fotografia e’ davvero così bello come sembra. Seguono le solite fotografie (e se non le faccio qui, dove le faccio??) e poi inizio a ridiscendere, per la stessa strada da cui sono salito (e di cui pregustavo il ritorno man, mano che salivo immaginando la bella discesa che ne sarebbe seguita…).

Proseguendo sulla ciclabile della Val Pusteria arrivo cosi’ a Valdaora dove inizia la salita al Passo Furcia (che poi si rivelera’ essere in assoluto la piu’ impegnativa di questa 3 giorni, presentando lunghi tratti anche tra il 13% ed il 15% di pendenza) ed anche qui il temporale arriva… mi fermo sotto ad una galleria aspettando che termini e approfitto per telefonare e prenotare una stanza a San Vigilio di Marebbe, sede di arrivo della seconda tappa… e si rivelera’ una fortunata scelta casuale…

Una volta ripartito sotto una leggera pioggerellina che poi va a scemare arrivo finalmente in cima al Passo e dopo le solite fotografie di rito, mi butto in discesa verso San Vigilio e all’arrivo mi aspetta un bel sole, caldo ed accogliente.

Arrivo all’albergo presso cui ho prenotato la stanza e merita piu’ di un cenno: l’Hotel Al Plan – Museum mi sorprende infatti per le sue particolarita’. Gestito da Maurizio e Teodora, collezionisti, fa trovare al suo interno oggetti di vario tipo, tutti ordinati e ben collocati e la zona relax a mia completa disposizione da quel tocco in più… si cena e poi a letto.

Km fatti 93, D+ 1930, 5h45’ in sella, tempo totale 9h30’

Percorso originale pedalato


Giorno 3, 7 giugno 2019

Partenza alle 9.00 da San Vigilio di Marebbe per quella che e’ l’ultima tappa (la più facile sulla carta) e me la prendo comoda avendo comunque tutta la giornata a disposizione… ma non sara’ cosi’.

Andando ad imboccare infatti la strada che mi dovrebbe portare a Longega, vedo una strada “famigliare” che anni fa percorsi in auto per arrivare al Rifugio Pederu’, all’interno del Parco Naturale di Fanes, Sennes e Braies da cui partii per una splendida passeggiata… e così inizio a pedalarla.

Poco dopo tornano alla mente ricordi di una forestale che correva di fianco all’asfalto ed…. ECCOLA!!!!! La bicicletta e’ quella giusta, il tempo ce l’ho, la voglia c’e’!! Quando mi ricapita un’occasione simile????? E senza pensarci troppo mi butto dentro alla forestale… trovo subito un cartello che indica un percorso pedonale/ciclabile di 10 km per arrivare al rifugio e decido che li’ dovro’ arrivare perche’ “sento” che non restero’ deluso.

  

Proseguendo lungo questa forestale, metro dopo metro, mi rendo conto che sto pedalando dentro ad un autentico paradiso… sembra fatto apposta per il Gravel: tratti piatti pedalabili su strada bianca alternati a qualche piccola rampa un po’ piu’ “da spingere”, piccoli guadi, tratti di singletrack dentro al bosco… un autentico spettacolo!!!  E così proseguendo arrivo al Rifugio Pederu’ dove vengo guardato come un marziano (si perche’ comunque ho la bicicletta carica per il viaggio e vedendomi  spuntare dal bosco forse si chiedono da dove stia arrivando… o dove voglia andare…).

 

Innumerevoli soste per fotografie e video durante questo tratto di autentico “Paradiso del Gravel” e cosi’ quella che doveva essere la giornata piu’ semplice e rilassante diventa la giornata più appagante per lo spirito… ma di fatto rispetto alla prevista tabella di marcia sono in “ritardo” di 3 ore.

 

Discesa verso Longega, si inizia a risalire la Val Badia (su asfalto… unico tratto in effetti trafficato) fino a Corvara (ben prima di Corvara in realta’ esco dall’asfalto e mi butto su una forestale che viaggia parallela al torrente Gran Ega ed alla strada asfaltata. A Corvara inizia la salita verso il Passo Campolongo per arrivare poi ad Arabba.

Da Arabba la traccia pensata vorrebbe evitare l’asfalto andando su forestali e sentieri che risalgono verso il Passo Pordoi (in realtà in alcuni punti sono piste da sci…) ma c’e’ ancora troppa neve e sono quindi costretto a salire su asfalto fino al Passo Pordoi, sempre bello ed appagante con i suoi tornanti.

Arrivato a Canazei cerco di pedalare quanta piu’ ciclabile sterrata possibile lungo l’Avisio e cosi’ “saltando” un po’ da un lato all’altro del torrente arrivo a Predazzo (dopo aver voluto vedere come sia in bicicletta la “temutissima” salita di Soraga affrontata tante volte con gli sci durante la Marcialonga… e si… e’ davvero tosta!!!).

Arrivo all’auto… finito il viaggio, finita anche questa esperienza che, come altre, lascera’ un segno ed un ricordo indelebili.

Km fatti 117, D+ 2035, 6h48’ in sella, tempo totale 9h35’

Percorso originale pedalato

Album Tour of the Alps 2019 – 3 Days – Bikepacking Light

 

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Un commento

  1. Straordinario. Complimenti

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